Il Santuario

Il Santuario della Madonna dell’Arco rappresenta uno dei luoghi di devozione e di preghiera più importanti del meridione d’Italia: secondo in Campania, per numero di visite annuali, solo al Santuario della Madonna del Rosario di Pompei, è stato costruito più di cinque secoli or sono, intorno alla Sacra edicola in cui era dipinta la Madonna dell’Arco, a seguito delle tantissime offerte e del grandissimo afflusso dei fedeli che accorrevano per porgere il saluto e la preghiera alla Vergine Santa. Il 9 settembre 1592, papa Clemente VIII nominò Giovanni Leonardi, fondatore dei Chierici Regolari della Madre di Dio, delegato della Santa Sede presso il Santuario: l’opera del frate lucchese, seppur breve, fu di fondamentale importanza per la crescita del Santuario. L’8 marzo del 1594 la Santa Sede rilasciò un decreto con cui concedeva ai frati domenicani la cura della chiesa e la responsabilità del servizio pastorale: da allora, i frati dell’attuale provincia di San Tommaso D’Aquino, sono i custodi del Santuario Mariano. Nel 1608, padre Arcangelo Dominici portò a termine la redazione della prima storia del Santuario. Durante la violenta esplosione del Vesuvio del 1631, il Santuario divenne un rifugio per tantissimi fedeli in preda alla paura ed alla disperazione.

Ad inizio ottocento, a seguito della celebre soppressione napoleonica dei luoghi di culto, i domenicani furono costretti ad abbandonare il convento che fu ben presto adibito ad edificio di ricovero per ammalati: tutto l’arredamento, sopravvissuto al saccheggio, fu incamerato e venduto all’asta. Una perdita di immani dimensioni per il Santuario: doni, oggetti preziosi, documenti d’archivio, libri e paramenti sacri furono portati via e dispersi. Dopo alcuni anni i domenicani dovettero subire anche la soppressione italiana, anche se in quest’occasione i frati continuarono a portare avanti la loro cura pastorale.

Nel 1922 fu nominato rettore del Santuario il frate Raimondo Sorrentino che ricoprirà l’incarico per 14 anni: sono questi gli anni in cui fu costruito ed inaugurato l’Orfanotrofio, furono effettuati i lavori di restauro del campanile, nel mentre i domenicani tornarono in possesso di quasi tutto il complesso convenutale. Dal 1936, l’opera lungimirante di padre Raimondo culminò con l’inizio delle attività didattiche del liceo Padre Gregorio Rocco da lui fondato.

Dopo le due guerre mondiali che devastarono il sud Italia, il santuario riprese il suo cammino con rinnovato slancio: l’8 gennaio 1947, fu eletto nuovo il giovanissimo priore padre Mariano Nazzaro che porterà in alto la storia del Santuario per diversi anni: la sua fu un’opera pastorale senza precedenti nella storia del Santuario; in poco più di un anno, durante la “peregrinatio”, l’icona della Madonna sostò in 175 parrocchie di 6 diocesi e visitò 110 paesi di quattro diverse province. Nel 1955 fu istituita la Parrocchia di Madonna dell’Arco, mentre nel 1964 fu posta la prima pietra della modernissima Casa del Pellegrino. Ancora oggi, padre Mariano è ricordato come uno dei priori più amati della storia del Santuario di Madonna dell’Arco: la strada che costeggia il santuario, oggi, porta il suo nome.

Il 7 aprile del 2000 è stato inaugurato, dal priore Egidio Vicedomini il museo degli Ex Voto, mentre alcuni anni dopo, dall’allora priore Gerardo Imbriano è stata inaugurata l’Aula Liturgica, in seguito intitolata al fondatore del Santuario, padre Giovanni Leonardi.

La Madonna dell’Arco

L’immagine della Madonna dell’Arco era dipinta su di un muricciolo che fiancheggiava la strada Napoli – Somma Vesuviana, a circa 8 chilometri da Napoli e a meno di un chilometro dal paese più vicino, Sant’Anastasia. Era il lunedì di Pasqua del 1450, quando due giovani giocavano a pallamaglio, un classico gioco dell’epoca: la boccia di uno dei due giocatori andò a sbattere contro un albero di tiglio in prossimità del dipinto, facendogli perdere la partita. In preda all’ira, il perdente bestemmiando, scagliò la boccia contro la Madonna che, miracolosamente, incominciò a sanguinare sulla guancia sinistra, proprio dove era stata colpita. Dopo un processo sommario, il malcapitato fu impiccato allo stesso albero di tiglio che improvvisamente seccò. Alcuni anni dopo, si recò alla chiesetta della Madonna una tale Aurelia Del Prete, giunta per sciogliere un voto con un maialino: improvvisamente quest’ultimo le sfuggì e rincorrendolo tra la folla, la blasfema inizio a bestemmiare e maledire l’Immagine, chi l’aveva dipinta e chi veniva a venerarla. Dopo un anno, nella notte tra la Pasqua e il lunedì le si staccarono i piedi che dopo varie traversie, furono persino esposti nella chiesetta. Prima di morire la donna si pentì delle sue bestemmie. Dopo la Madonna diede prova dei suoi prodigi con il miracolo “della pietra spezzata” ed il miracolo “delle stelle“, che contribuirono, ben presto, alla diffusione della Sua venerazione.

Il culto della Madonna dell’Arco si diffuse così rapidamente in tutto il Regno di Napoli e presto ne oltrepassò i confini. Numerose furono le chiese e cappelle dedicateLe in breve tempo in Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Molise, Abruzzo, Lazio, Emilia Romagna: in principio, la devozione alla Madonna dell’Arco era diffusa da soldati e mercanti. Nell’ultimo secolo, il vasto fenomeno dell’emigrazione, ha diffuso la devozione negli altri continenti.

La miracolosa Immagine della Madonna dell’Arco fu solennemente incoronata l’8 settembre 1874 da S.E. Mons. Tommaso Passaro, domenicano.